L’incipit del mio libro <3

COVER ARION PAVA

Pieno di polvere, Arion si alzò. Aveva le mani livide. Guardò arrabbiato verso la
radice secca che lo fece cadere, si pulì facendo delle smorfie, si sistemò lo zaino e
ripartì. Non dobbiamo pensare dall’episodio precedente che abbiamo a che fare
con uno stupidino. Perché il nostro eroe è molto sveglio. Lo vedrete. Comunque, il
suo aspetto parla da sé: un ragazzino biondo, abbastanza alto per i suoi 12 anni,
con gli occhi neri che brillavano di intelligenza e furbizia, con le tasche piene di
tappi per le bottiglie, chiavi e un dente di cinghiale, il suo portafortuna.
Gli sarebbe tanto piaciuto essere in compagnia di qualcuno, per scambiarsi due
parole. Si guardò attorno. Era un giorno d’estate come tanti altri ma comunque
diverso. Era il primo giorno delle vacanze estive. Il sole non bruciava ancora
troppo. Il cielo sereno non lasciava trasparire nessun segno che sarebbe piovuto,
anche se ce ne sarebbe stato bisogno. Dietro di sé, si alzavano nuvolette di polvere.
Infatti si trovava in montagna e sentiva fortemente il profumo di muschio e terra.
Eppure aveva un compagno di viaggio: un allegro sussurrante fiumicello.
Arrivava dall’alto e si riempiva di tutti i colori dell’arcobaleno. Ogni tanto si
riusciva ad intravedere pure il musetto di un cervo.
In poco tempo, riuscii a rallegrarsi. Iniziò a fischiettare una canzoncina che la
nonna lo insegnò,nella quale si rincorrevano fate, cavallucci, bambini e nani.
In effetti, lui andava proprio dalla nonna. Voleva gridare dalla gioia pensando ai
suoi amici che avrebbe rivisto, allo skateboard ricevuto l’estate scorsa ed alle bontà
che lo stavano attendendo ogni volta.
-Come mai c’è questo sentiero ora? Mi sembra di non conoscerlo.
Era vero, la strada si divideva in due direzioni opposte. Curiosamente, il ragazzo
prese quella di destra. Gli alberi si richiudevano sopra la sua testa, come degli archi
e lui era sempre più perplesso.
Ad un certo punto si fermò di colpo. Davanti a lui, si innalzava un albero di
melo dal quale prese volentieri delle frutta da mangiare all’istante e qualcuna da
mettere nello zaino.
Ma ad un tratto, il sole iniziò a sparire ed una fitta nebbia lo stava avvolgendo.
Decise di tornare sui propri passi. Non ci volle tanto finché si accorse che stava
salendo lungo la strada. Eppure anche all’andata aveva fatto lo stesso.
-Ho preso il senso contrario, questa deve essere la spiegazione, si disse, quando
vide che la strada veniva sbarrata da delle rocce.
Adesso iniziava ad avere paura. Cadde un silenzio perfetto, assoluto. Si voltò e
tornò indietro quasi correndo. I suoi movimenti creavano dell’eco pazzesco.
A soli pochi metri non riusciva a vedere niente. Solo quel sentiero dal quale non
aveva il coraggio di staccare gli occhi.
Stanco, si fermò. Il viottolo s’interrompeva bruscamente e davanti si trovava un
precipizio enorme.
-Ma dove mi trovo? Dove sono arrivato?
Le lacrime ormai gli impedivano di parlare. Si sedette su una piccola roccia, si
prese la testa fra le mani e rimase cosi, guardando nel vuoto.
Non avrebbe potuto dire quanto tempo passò. Forse un minuto, un’ora o di più.
Non si rendeva più conto di niente al di fuori dell’umidità che lo involgeva, della
roccia che pian piano si riscaldava grazie al calore del suo corpo e del suo zaino
che gli sembrava sempre più pesante. E lui essendo poco coperto iniziò a sentire
freddo ed a rabbrividire. Cosi tirò fuori dallo zaino un maglione a collo alto e un
paio di jeans. Quando all’improvviso…
-Buon giorno! Sentì una voce stridula.

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